Siamo in attesa delle disposizioni per il nuovo anno
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domenica 11 maggio 2025

La chiesa di S.Paolo prima e dopo

 

Quando Cervaro conobbe le tristi vicende della guerra aveva una popolazione  quasi come quella odierna, a testimonianza del benessere dovuto ad uno sviluppo notevole nel settore artigianale, agricolo e industriale, raddoppiando il numero dei suoi abitanti rispetto al secolo precedente. Il fronte che si attestò nel cassinate portò morte e distruzione non solo per i quattro mesi della durata della famosa battaglia, ma già da mesi prima in tutti quei paesi che si affacciavano su Montecassino. Durante l’occupazione nazifascista, secondo fonti bibliografiche, dall’8 settembre “43 fino a giugno”44 furono trucidati 14 cervaresi dai tedeschi,  anche se Cervaro centro fu liberato il 12 gennaio 1943 dalla 34^ Divisione USA, le truppe tedesche erano ancora nei dintorni e all’inizio della pianura cassinate (Pastenelle), i micidiali bombardamenti anglo-americani risparmiarono solo il dieci per cento dell’abitato. Alla fine delle ostilità nessuno sa il numero preciso di vittime civili, si stimano, invece, in 80mila tedeschi e 105mila alleati le vittime militari. Quando cessarono le ostilità la popolazione rientrò in paese, sconforto e distruzione si associarono alle difficoltà di procurarsi cibo dando inizio ad un lungo periodo di miseria. Oltre al centro storico, cioè la parte del “colle” e la piazza centrale di cui è emblematica la foto d’epoca con la fontana distrutta, le macerie erano notevoli anche nella secondaria piazza S.Paolo dove la chiesa omonima risultava irriconoscibile. Quando ho visto in un video dell’Istituto Luce la mia piazza preferita distrutta, sono rimasto incredulo, perchè dove vivo tuttora, non tanto tempo fa, ci sono stati i bombardamenti di quella maledetta guerra che ha sfigurato la città di Cervaro. Piazza S.Paolo, con la sua chiesa venne distrutta e le abitazioni ridotte a miseri crateri, e che tristezza mi pervade pensando che, nel paese dove vivo, vennero uccisi 14 civili senza nessuna colpa. Si è vero gli edifici si ricostruiscono, anche se quella chiesa non è più la stessa, ma le ferite rimangono nella memoria poichè non si possono dimenticare tutte quelle persone che hanno lottato valorosamente per cercare di sopravvivere, con le difficoltà e la mancanza di risorse di quell’epoca. Loro resteranno sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti per il coraggio e la forza incredibile che hanno dovuto tirare fuori. La prima volta che ho visto le immagini delle macerie di S.Paolo sono rimasto di stucco, in quel vecchio video è tutto così tragico, persino quell’alberone dove facevano vedere che, alla sua ombra, amministravano la giustizia con dei processi sommari per quei piccoli reati dettati più dalla miseria che dalla cattiveria.

Spero che tutto quello che ha vissuto Cervaro i quegli anni non accada mai più e che la nostra generazione possa vivere un futuro spensierato e felice senza le brutture della guerra.

Giuseppe Maria A. 3B

 

Fonti:  Cervaro Storia-Arte –Tradizioni di Rizzello/Mollicone

venerdì 21 febbraio 2025

Banksy, messaggero di pace.


Le guerre nel mondo destano sempre molta preoccupazione soprattutto in quei Paesi che hanno ancora vivo il ricordo delle grandi devastazioni del passato come le due guerre mondiali, oggi rivivono lo spettro della tragedia negli attuali conflitti come quelli di Ucraina e Palestina. Altri conflitti nel mondo, più “nascosti”, continuano ad essere alimentati senza clamore mediatico: Myanmar, Sudan, Etiopia e altri legati a tanti gruppi armati in diversi altri Stati.

"The flower launcher" copia di Paola L. 3A
Una persona che va contro questi conflitti e che lancia messaggi pacifisti è Banksy. Artista vivente, che agisce in completo anonimato diventato famoso per i suoi interventi di Street Art anche nei luoghi direttamente interessati da guerre in corso.




“Banksy is a graffit artist originally from Bristol. He uses his art to express his ideas and opinions about world problems and his works often contains messages about politics, war and social problems.”



La verità è che nessuno sa veramente chi sia, dato che non rilascia interviste e nessuno l’ha mai visto in pubblico. Non si sa nulla della sua vita perchè non si sa il suo vero nome. A lui non interessa dei soldi, fa questo per denunciare le situazioni sociali difficili nel mondo.

“Girl With Baloon” copia di Ilaria V. 3A


  Qualche anno fa Banksy,       l’artista  misterioso, fece uno   scherzo in una galleria d’arte,   quando dopo aver venduto una   copia originale del suo   famosissimo dipinto “Girl With Baloon”, azionò,   tramite un telecomando, un     meccanismo per distruggere i   documenti che era nascosto   nella  cornice.                            

  Un artista socialmente   impegnato  contro la guerra ma   anche un gran burlone!

                                                      Lorenzo P. 3A

lunedì 27 gennaio 2025

L’orso che ispirò Greta


 

 

Una giovane ragazza di nome Greta Thunberg nel 2018   vide un video a scuola di un orso polare affamato.  Fu colpita perchè stava su una banchisa molto sottile, che a causa del riscaldamento globale provocato dall’inquinamento atmosferico, si scioglie sempre di più. Greta un giorno scrisse su un cartello, in lingua svedese, “sciopero per il clima” e lo mostrò davanti al parlamento a Stoccolma. Da tempo lei e la sua famiglia usano l’auto elettrica e il treno per viaggiare, non usano la plastica e ricavano elettricità da pannelli solari. In una intervista dichiara che si ispira a Rosa Parks, eroina statunitense dei diritti civili.  

 

Francesco D’A. 3A

 

 

Il discorso di Greta Thunberg allo “Youth4ClimatEvent” a Milano sottolinea come fino ad oggi i leaders politici non abbiano fatto che parlare:

“Hello, climate change is not only a threat, it is above all an opportunity to create a healtier, green and cleaner planet which will benefit all of us. We must find a smooth transition towards a carbon economy.

There is no planet B, there is no planet blah blah blah,blah blah blah”

In questo discorso, Greta Thunberg, parlando del cambiamento climatico in modo rabbioso, vuole stimolarci e renderci consapevoli del fatto che noi dovremmo impegnarci sempre di più per salvare il nostro pianeta.

Lorenzo P. 3A

mercoledì 10 maggio 2023

Un martire del nostro paese

 

"Coraggio":  che parola è? Un insieme di lettere tanto usate ma che molti sottovalutano, non tutti dispongono di questa virtù, soprattutto quando in ballo c’è la propria vita, e noi abbiamo avuto un uomo, nel nostro paese, che ha rappresentato in pieno il coraggio che ognuno di noi dovrebbe avere. Il coraggio, quello vero! Un paesano di umili origini che, diventato carabiniere, diede la propria vita per salvare dieci persone: Vittorio Marandola. Nato a Cervaro il 24 agosto del 1922 da genitori contadini  senza tanta disponibilità economica,  che educarono il proprio figliolo con valori semplici e senso del dovere. Vittorio, particolarmente dedito allo studio, si diploma per poi arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri a Roma  e successivamente  in servizio a Fiesole. Siamo in piena seconda guerra mondiale e Vittorio, poco più che ventenne, frequentava, anche nel tempo libero, i suoi colleghi: La Rocca e Sbarretti.

C’è da dire che in quel periodo, quando l'armistizio fu annunciato, l'8 settembre 1943, molti carabinieri si trovarono in una situazione difficile. Molti di loro erano fedeli al regime fascista e alla monarchia italiana,  si erano schierati con l'Asse nella guerra. Altri, invece, erano contrari al fascismo e alla guerra e speravano che l'armistizio potesse portare a una fine della violenza e della repressione. I tedeschi però diventarono ancora più crudeli: tormentarono la popolazione, saccheggiarono le abitazioni e uccisero il bestiame.

I partigiani nascosti sui monti si organizzarono per pianificare una reazione. Intanto i tedeschi crearono sempre più terrore in città al fine di ricavare informazioni, obbligando tutte le persone tra i 17 e i 45 anni a confessare ciò che sapevano ma non ottenendole arrivarono alla conclusione di prendere in ostaggio 10 innocenti cittadini. I tre eroi per evitare la fucilazione di queste inermi vite si consegnano ai tedeschi  con la sola intenzione di sacrificarsi, ma non rivelarono nulla.

Il 12 agosto 1944 alle 20:30 il comandante Hisserich diede l’ordine di fucilare i tre eroi. E così Marandola, Sbarretti e La Rocca sono stati riconosciuti  martiri ed eroi per il coraggio mostrato ed il sacrificio in favore dei cittadini salvati.

Dieci anni dopo la salma di Vittorio fu riportata nel cimitero di Cervaro.

Medaglia d’oro al valor militare.

Eugenia 3B

martedì 28 febbraio 2023

Vita di trincea

Perché si diceva “SCEMO DI GUERRA”?

Nelle guerre di trincea, soprattutto nel primo conflitto mondiale,  molti uomini svilupparono malattie mentali durante la guerra o appena tornati nelle proprie case (per questo in Italia si usava l’espressione “scemo di guerra”). Le trincee sono state uno dei simboli della Prima Guerra Mondiale e sono le tracce più significative tra il 1915 e il 1918; furono la «casa» dei soldati, il luogo dove i militari impegnati al fronte vissero per settimane (se non addirittura mesi) tra una battaglia e l’altra. I vari governi europei, compreso quello italiano di Salandra insieme al generale Luigi Cadorna, erano convinti che si sarebbe trattata di una guerra veloce in cui era essenziale sfruttare il fattore temporale. Invece, la guerra di movimento si trasformò in guerra di posizione, infatti i diversi fronti europei si stabilizzarono ed iniziarono ad essere scavate centinaia di chilometri di trincee, dal nord della Francia fino all’Europa orientale, nell’attuale Polonia e nei Balcani. Comparvero anche sul fronte italiano, in pianura, sull’alto piano carsico e in alta montagna, in mezzo alla neve.

Ma come si viveva in trincea?

La vita era difficile e si verificavano molti appostamenti in alta montagna, a oltre 3000 metri d’altezza, anche nei pressi dei ghiacciai.
La preparazione dell’esercito fu assolutamente insufficiente. Nessuno, all’inizio, spiegò ai soldati italiani di restare accovacciati nelle trincee e di non sporgersi. La trincea necessitava di una continua manutenzione per rimediare ai danni provocati dalle intemperie e dal fuoco nemico. In prima linea vivevano i soldati, in condizioni disagiate, dormivano in alloggi sotterranei, spesso infestati da topi e pidocchi e cercavano disperatamente di rimanere vivi. Gli assalti erano i momenti più temuti. I soldati venivano richiamati all’azione dal fischietto di un ufficiale, si lanciavano correndo verso le postazioni nemiche, nel tentativo di conquistarle. Molti soldati, nel primo anno di guerra, combatterono con in testa dei semplici berretti, certamente insufficienti a fermare le pallottole sparate dalle trincee nemiche o dai cecchini.
I vestiti di lana era pochi e le scarpe erano inadatte per resistere al fango o al terreno pietroso del Carso o delle montagne.

Come si mangiava in trincea?

L’alimentazione era uno dei grandi problemi sia per la popolazione civile che per i militari. Le famiglie furono vittime di carestie e di malattie dovute a carenze alimentari gravi, mentre il rancio dei soldati diventava ogni giorno più esiguo e scadente.
I pasti venivano cucinati nelle retrovie e trasportati durante la notte verso le linee avanzate. La pasta o il riso, contenuti nelle grandi casseruole, arrivavano in trincea come blocchi collosi; il brodo si raffreddava e spesso si trasformava in gelatina mentre la carne ed il pane erano duri come pietre. La qualità era scarsa, ma, a differenza del rancio austro-ungarico (molto più scarso), l’esercito italiano forniva ogni giorno ai suoi soldati 600 grammi di pane, 100 grammi di carne e pasta (o riso), frutta e verdura (a volte), un quarto di vino e del caffè. L’acqua potabile invece era un problema e raramente superava il mezzo litro al giorno. In prima linea la quantità era leggermente superiore. Prima degli assalti inoltre le dosi erano più consistenti con l’aggiunta di gallette, scatole di carne, cioccolato e liquori. Molte erano le malattie infettive come dissenteria, tifo e colera e numerose erano quelle provocate da parassiti. I cadaveri spesso rimanevano insepolti e ancora oggi, in occasione di scavi lungo le linee del fronte della prima Guerra Mondiale, vengono rinvenuti dei corpi.

Sicuramente la guerra non si spiega tra le righe di un giornale, nessun articolo può descrivere realmente l'angoscia e la paura soffocante che accompagna quotidianamente la vita di un soldato. Ma un soldato al fronte per cosa combatte? Per cosa muore? Per la patria? Per essere un eroe di guerra? O soltanto perché è un gioco sporco tra le potenze mondiali? La guerra, per qualunque motivo nasca, sia che si vinca, sia che si perda non dovrebbe essere mai fatta perché porta soltanto dolore, morte, distruzione e non è la soluzione dei problemi.

Auron e Fabio 3B         illustrazione: Mirko 3B
 

giovedì 19 gennaio 2023

Una faticosa lotta ancora incompleta

 


Il maschio inglese dei primi del ‘900, si sentì minacciato dal nuovo movimento delle donne che cominciava a rivendicare il diritto di voto: “ le Suffragette”. In risposa  a questo nacque un vero e proprio movimento anti-suffragette con la diffusione di immagini e slogan come questo a lato: “Non preoccuparti, il peggio deve ancora venire”.

Il contenuto degli altri volantini riguardava la paura che avevano di essere sottomessi a svolgere quei compiti che prima erano principalmente prerogativa femminile, considerandolo un attacco ai valori della famiglia tradizionale.

Per fortuna però, il suffragio universale venne concesso, anche se solo nel 1945 e dopo anni di lotte e sacrifici. Tutto cominciò quando nel Regno Unito cominciarono ad essere diffusi libri che sostenevano i diritti delle donne, come quello di Mary Wollstonecraft e a costituirsi i primi circoli femminili. Solo nel 1832 vennero raggiunti i primi risultati che riguardavano però il diritto di voto solo nelle elezioni locali. Nel 1869 nacque ufficialmente il movimento delle “Suffragette” fondato da Millicent Fawcett. I primi veri e propri disordini si ebbero dal 1903 quando venne fondata l’Unione Politica delle Donne, e furono fatte azioni dimostrative: legandosi a ringhiere, frantumando finestre, incendiando cassette postali, facendo lo sciopero della fame ed altro ancora. Dopo arresti e condanne il primo Novembre 1919 Lady Nancy Astor venne dichiarata la prima donna eletta in parlamento. All’inizio votavano solo le mogli dei capofamiglia con più di trenta anni, solo nel 1920 il voto venne esteso per legge a tutte le donne del Regno Unito. Nel 1945 il diritto di voto fu riconosciuto anche in Francia e in Italia.

Purtroppo, ancora oggi, esistono diversi Paesi che non hanno ottenuto il diritto di voto insieme a tante altre ingiuste privazioni. Mi auguro che, al più presto e in tutto il mondo, le donne raggiungano l’ottenimento dei propri diritti.

Eugenia 3B

mercoledì 16 novembre 2022

I coniugi Straus e l'affondamento del Titanic


Isidor  Straus restò sulla nave insieme alla moglie Ida. Parliamo della tragedia del Titanic avvenuta nell'aprile del 1912 in cui morirono circa 1700 persone tra cui Isidor e Ida Straus.  Ida quel giorno disse una cosa molto bella ovvero: "abbiamo vissuto per tanti anni insieme, dove vai tu vado io" (cit. dal film "Titanic").

Cominciò nel 1909 la costruzione dell' inaffondabile Titanic che venne finita nel 1912, il transatlantico era la più grande nave dell' epoca con una lunghezza di 269 Metri, alta 53 metri e pesante circa 46.328 tonnellate e poteva raggiungere la velocità di 23 nodi.  Il Titanic salpò dal Porto di Southampton in Inghilterra nel 1912 con più 3.000 passeggeri divisi in tre classi. La prima classe era arredata in stile georgiano divisa in due grandi ambienti separati da un arco sostenuto da due colonne con capitelli corinzi, nel Titanic inoltre per i passeggeri di prima classe c'era un angolo fumatori ispirato alla Reggia di Versailles e un angolo per scrivere e conversare con gli altri passeggeri e per ultimo i passeggeri mangiavano in una grande sala con la musica.

Erano passate le 23 del 14 aprile quando un iceberg aprì un solco di più di 90 metri su 5 scompartimenti stagni e in poco più di 2 ore e mezzo il gigante si inabissò.  Vennero calate le prime scialuppe, mezze vuote, con la regola: prima i bambini e le donne e passata un'ora  il Titanic chiese aiuto alle altre navi . Il RMS Olympic sentì il segnale e cambiò rotta per andare ad aiutare la sorella, rispose anche il piroscafo inglese Californian che andò a prestare aiuto ma arriverà solo la mattina dopo.  Dopo l'affondamento del Titanic la compagnia venne interrogata ben bene e si scoprirono fatti scioccanti come per esempio il fatto che le scialuppe del  Titanic erano solo 20, peccato che per salvare tutti servivano 60 scialuppe tolte dalla stessa compagnia perché sarebbero state ingombranti e non permettevano di  ammirare il paesaggio !

Il relitto del Titanic giace a 4000 metri nell' oceano Atlantico e venne scoperto nel 1982 da Michel Balard. Il transatlantico non resterà visibile molto a lungo perchè, secondo gli scienziati, è destinato a scomparire. Già oggi si presenta come un cumulo di macerie arrugginite, diviso in due pezzi, con i resti di migliaia di passeggeri tra cui gli indissolubili coniugi Straus.


 Gaetano 3B